Benvenuti, benvenuti!
Oggi come ieri ed il giorno prima ancora ci troviamo tutti qui riuniti sotto il solito cielo a festeggiare l'ormai noto avvento della dea Consuetudine!
"Voglia il cielo che il lettore, reso ardito e momentaneamente feroce come ciò che legge, trovi, senza perdere l’orientamento, il suo cammino scosceso e selvaggio attraverso le paludi desolate di questa pagina falsamente oscura ed avvelenata; infatti, a meno che non applichi alla lettura una logica rigorosa e una tensione intellettuale pari almeno alla sua diffidenza, le esalazioni mortali di questo scritto gli impregneranno l’anima come l’acqua lo zucchero."
Ma benvenuti, scrivevamo dicendo. Nessuno non partecipa alla nostra festa.
Fortunato il possessore di questo nome, che danza nella sobrietà di quest'infausta droga del nascere.
Ma amici miei, nemici vostri, alzate il calice, saziatevi della liquida originalità, gettate i resti ai mastini ed il vostro ultimo piscio artistico tra l'erba vetrosa di mutevoli novità.
Fate si, carissimi miei non-cari, che nel vostro curioso vivere possiate illudervi di codesto ipnotico malanno.
In mezzo al niente travestito da qualcosa, ormai panorama di questo secolo numero ventidue, salutate la disillusione con il waltzer del possesso, inebriatevi dei mille profumi prodotti da un unico fiore, fate passeggiare gli insetti tra le vostre deliziose fragranze!
Ed io, inodore, calpesterò inosservato le vostre piccole e patetiche sinfonie! Ronzii e passi profumati, candidi e cadenti, roseii steli putridi.
Idolatratemi dico! Adulatemi! Incoronatemi vostro re.
Il mio miasma sarà il sentiero per voi, o rose mie, o città mia, parlami ora che sono carico del tuo fetore, dimmi se sono il tuo re! Dimmi chi è il re più insoddisfatto del reame! Di quale reame...