Domandiamo quindi. Tanto il treno è in ritardo.
Scusi, l’esistenza è solo il vizio immotivato d’un qualche Dio o ha significati ben precisi? Perché tutto questo, perché esisto. Si può conoscere la verità? Cosa è la precisione e cosa il vizio? Sapete solo rispondere con la precisione d’una risposta ormai viziata ma a me le risposte da vocabolario soggettivo, da roulette di sensazioni, non soddisfano, perché? Cosa voglio sapere io che alle domande sto in silenzio o rido come difesa dell’assurdo? Esiste la verità? Le mie stesse parole umane non sono che misere sinfonie stonate all’interno di significati indefinibili o veramente noi esseri di carne molle possiamo giungere al perché del tutto o ad un perché del tutto o ad un come o ad un come del perché o a qualcosa. Oppure è solo un pensiero da misero uomo quello di credere di poter giungere, quello di immagazzinare il pensiero in una piramide da scalare dove alla vetta vi sono parole come verità, perché, come, Dio, fine ultimo, valore, virtù o qualcosa. La parola qualcosa si adatta bene.
Per ogni uomo vi è la sua dimensione? Gli altri non sono che mie fantasie ingannevoli o realmente sono altri umani come me? Cosa è la realtà, come e perché si definisce tale? La verità è qua o è nella nostra mente? Cosa è la mente come è possibile che esista una mente? Dal niente creare un idea, un intelligenza è un intuizione geniale ma come possiamo noi generare il niente? Come possiamo sentirlo? E chi è Dio per sentire il nulla per essere stato nulla e poi crearsi? Abbiamo i mezzi per raggiungere un qualcosa? Bisogna parlare dell’intera razza od un singolo essere può farcela? Perché dopo questa domanda alcuni credono di poter rispondere? È perché si sentono umiliati di non riuscire da soli o perché stimano la razza dell’uomo? Come fanno certi individui ad abbozzare anche solo una risposta? Io non ci riuscirei. Almeno non ora. Potrei intuire le reazioni di centinaia di persone differenti ma non ho voglia di scrivere così tanto, se non altro so che questa pagina non verrà letta, non verrà gradita, è semplice, è comune, inosservata, formulabile da chiunque con un minimo di intuito. Perché? Perché chiedi perché? Questa la so maestra, ma voglio prendere un brutto voto, non risponderò. Tutte scuse vero? Alibi “me li hanno sempre chiamati”.
Scusi ancora, e se esistesse Dio? E se il suo gioco malvagio fosse la vera risposta? Posso uscire da qui? Posso avvicinarmi al padrone dell’universo per aiutarlo a cercare la verità, la stessa che nel suo macrocosmo nemmeno lui si spiega? Cosa è il nulla? Il basso è anche l’alto? Se si perché, se no perché, se perché? Perché cinque dita e non quattro o tre o quattrocentosessantadue? Perché i numeri? Perché la matematica? È forse solo un gioco ingannevole per tenere occupato l’uomo? Perché l’intelligenza dell’uomo cerca nella matematica la realtà d’ogni giorno e poi affida all’assurdo l’esistenza? Ma vi rendete conto di quanto è curioso tutto questo? Le persone che non credono nei miracoli, nell’attraversare un muro, nel generare fiamme dalla propria mano, nel volare, nel ottenere un potere inaudito, ma magari credono in Dio non si riferiscono comunque ad un che di soprannaturale con quest’ultimo? Non è la medesima cosa direte. Beh, e se anche non credereste in Dio ma poneste come limite al vostro pensiero una ragionevolezza del tutto umana non pensate che qui vi sia un che di affascinante? L’esistere è il puro crollo d’ogni ragione, d’ogni matematica? Qui tutto è possibile? Ma come fare, quindi a rompere ogni legame con il limite dell’idea di reale? Altre domande, domande, domande… perché le bolle d’aria sono tonde e non quadrate? Ed i pianeti? E gli astri? La sfera è perfezione? Viviamo in un mondo di sfere non di quadri. Tutto è sferico e curvo nell’universo? Perché non sono cubi o rombi? Perché devo essere portato a farmi domande e perché voi leggete fino a qua? Devo trovare risposte, le voglio. Se no non sarò niente senza nemmeno sapere cosa è il niente. Senza mai conoscere nemmeno una parte di me stesso.
È arrivato il treno. E ancora mi parlo da solo.