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23 décembre Cominciò, come un po’ tutte le nostre piccole e grandi cose.
Il senso incompiuto vorace del suo stesso cosmo consumava velocemente il suo infetto preferito.
E mentre tesseva le lodi d’una tela mal finita, stringendo forte il suo fantoccio color acqua stagnante, danzava tenedo il tempo, walzer del possesso e ridente coinquilino del suo amor perduto in quelle calde e fredde e mezze e piene stagioni che si susseguivano nel limbo di quell’esistenza qualunque.
Ma non sapeva solo piangersi addosso, a volte reagiva e sputava pure, contro quello specchio riflesso di un se medesimo troppo distorto per poter esser narrato e preso in giro da quel suo irriverente destino. Ma non erano rose o diamanti per lui e nemmeno letame.
Giaceva semplicemente stanco. Stanco di quell’comico personaggio che lo seguiva spaesato, triste e ridente e poi divertito e affranto. Occupato dal riposo, la miglior pausa dal rilassamento continuo.
Le parole confusionarie ed instabili si collocavano al loro casuale posto voluto dal singolo collettivo che è l’umanità.
Dalla strada alla culla, dalla culla al suo tempo sprecato, dal tempo sprecato al suo inzaziabile deboscio, sniffando Il fetore, il mondo e le torce d’illusione beffarde dall’intermittenza curiosa e vispa.
Prima spente, poi spente nuovamente, ed accese e spente e notte fu. Ancora una volta e giorno poi, ancora. Sempre, mai, quasi ed a volte nell’incongruenza continua d’un male d’essere ben più profondo d’ogni serpeggiante strada scociesa tra le oppurtunità che quell’universo mostrava.
Iniettava il siero della storia nelle vene della terra, fluiva il ruscello e con esso le avventure e i sogni e i destini divenuti casualità costanti e tetre. Non si arrendeva, ed ancora qualunque, qualunque fosse il suo nome qualunque, lui non si arrendeva e stringendo i piccoli frammenti di quel suo tenuo cabaret, avanzava.
Il perché dell’esistenza lo cullava. Ogni grande, piccolo, deforme problema si auto infliggeva la pena d’esser esistito. Anche quelle sere, un po’ grigie ma non troppo, un po’ morte ma gremite di apparente vita, sotto lo spiovigginare, non aveva problemi. Rideva lui. Rideva come mai un umano avesse fatto mai in quel luogo. Ovvio, in quei momenti era solo. Si convinceva a tal punto da crederci. Come un cristallo opulento. Si lui era proprio come colui che definisce un cristallo opulento senza sapere cosa opulento, voglia dire.
E mentre nella sua falsa isolazione in cui tutti noi ci crediamo soli unitamente alle solitudini altrui, non si conosceva abbastanza da darsi un tono, non era abbastanza credibile da divenire personaggio e nemmeno abbastanza abile da essere una persona. O almeno gli piaceva pensare tutto ciò.
Sicuramente continuava a ridere e girare sotto quella pioggia. Lui.
Forse era solo uno sporco lavoro il suo quaggiù. Seppellire cadaveri quaggiù. Nelle tombe di quaggiù. Quando quaggiù vi era un regnante e lassù tutto sorrideva lui si chiese: perché. Perché. E lo urlò, lo sputo, come soleva fare, si sputava. Lo dissi pochi attimi fa. Il suo sputo. Alle volte urlava così tanto da asciugarsi la bocca e la poca saliva rimasta gli colava sopra, priva di peso, troppo poca per essere lanciata ma abbastanza da far credere ai suoi ritratti che qualcuno gli avesse sputato addosso. 20 septembre
Domandiamo quindi. Tanto il treno è in ritardo. Scusi, l’esistenza è solo il vizio immotivato d’un qualche Dio o ha significati ben precisi? Perché tutto questo, perché esisto. Si può conoscere la verità? Cosa è la precisione e cosa il vizio? Sapete solo rispondere con la precisione d’una risposta ormai viziata ma a me le risposte da vocabolario soggettivo, da roulette di sensazioni, non soddisfano, perché? Cosa voglio sapere io che alle domande sto in silenzio o rido come difesa dell’assurdo? Esiste la verità? Le mie stesse parole umane non sono che misere sinfonie stonate all’interno di significati indefinibili o veramente noi esseri di carne molle possiamo giungere al perché del tutto o ad un perché del tutto o ad un come o ad un come del perché o a qualcosa. Oppure è solo un pensiero da misero uomo quello di credere di poter giungere, quello di immagazzinare il pensiero in una piramide da scalare dove alla vetta vi sono parole come verità, perché, come, Dio, fine ultimo, valore, virtù o qualcosa. La parola qualcosa si adatta bene. Per ogni uomo vi è la sua dimensione? Gli altri non sono che mie fantasie ingannevoli o realmente sono altri umani come me? Cosa è la realtà, come e perché si definisce tale? La verità è qua o è nella nostra mente? Cosa è la mente come è possibile che esista una mente? Dal niente creare un idea, un intelligenza è un intuizione geniale ma come possiamo noi generare il niente? Come possiamo sentirlo? E chi è Dio per sentire il nulla per essere stato nulla e poi crearsi? Abbiamo i mezzi per raggiungere un qualcosa? Bisogna parlare dell’intera razza od un singolo essere può farcela? Perché dopo questa domanda alcuni credono di poter rispondere? È perché si sentono umiliati di non riuscire da soli o perché stimano la razza dell’uomo? Come fanno certi individui ad abbozzare anche solo una risposta? Io non ci riuscirei. Almeno non ora. Potrei intuire le reazioni di centinaia di persone differenti ma non ho voglia di scrivere così tanto, se non altro so che questa pagina non verrà letta, non verrà gradita, è semplice, è comune, inosservata, formulabile da chiunque con un minimo di intuito. Perché? Perché chiedi perché? Questa la so maestra, ma voglio prendere un brutto voto, non risponderò. Tutte scuse vero? Alibi “me li hanno sempre chiamati”. Scusi ancora, e se esistesse Dio? E se il suo gioco malvagio fosse la vera risposta? Posso uscire da qui? Posso avvicinarmi al padrone dell’universo per aiutarlo a cercare la verità, la stessa che nel suo macrocosmo nemmeno lui si spiega? Cosa è il nulla? Il basso è anche l’alto? Se si perché, se no perché, se perché? Perché cinque dita e non quattro o tre o quattrocentosessantadue? Perché i numeri? Perché la matematica? È forse solo un gioco ingannevole per tenere occupato l’uomo? Perché l’intelligenza dell’uomo cerca nella matematica la realtà d’ogni giorno e poi affida all’assurdo l’esistenza? Ma vi rendete conto di quanto è curioso tutto questo? Le persone che non credono nei miracoli, nell’attraversare un muro, nel generare fiamme dalla propria mano, nel volare, nel ottenere un potere inaudito, ma magari credono in Dio non si riferiscono comunque ad un che di soprannaturale con quest’ultimo? Non è la medesima cosa direte. Beh, e se anche non credereste in Dio ma poneste come limite al vostro pensiero una ragionevolezza del tutto umana non pensate che qui vi sia un che di affascinante? L’esistere è il puro crollo d’ogni ragione, d’ogni matematica? Qui tutto è possibile? Ma come fare, quindi a rompere ogni legame con il limite dell’idea di reale? Altre domande, domande, domande… perché le bolle d’aria sono tonde e non quadrate? Ed i pianeti? E gli astri? La sfera è perfezione? Viviamo in un mondo di sfere non di quadri. Tutto è sferico e curvo nell’universo? Perché non sono cubi o rombi? Perché devo essere portato a farmi domande e perché voi leggete fino a qua? Devo trovare risposte, le voglio. Se no non sarò niente senza nemmeno sapere cosa è il niente. Senza mai conoscere nemmeno una parte di me stesso. È arrivato il treno. E ancora mi parlo da solo.
Salve a tutti voi mio popolo di non ascoltatori! So che tra di voi, perdonate la ripetizione, vi è qualcuno che, di pensiero elevato sopra ogni cosa, nel mondo vuoto di cose, mi vede come parte di un panorama monotono, un niente nel tutto. Ed a lui, perché solo a lui vorrei rivolgermi quest’oggi, gli chiedo: e se io fossi il re di tutto questo o di questo tutto? E se io fossi, mio caro coinquilino nessuno, il tuo Dio? La mia morte potrebbe porre fine al tuo esser bolla tonda in un universo di cubi e triangoli! Mi levo il cilindro al tuo cospetto, ricordandomi così di comprarne uno per l’occasione! Giochiamo, giochiamo esseri flaccidi di carne rosa, gialla, nera o a pois. Scorza di materia assurde ed irrealizzabili compongono forse altri esseri? O si, o ni, o bi, c e d! Quando la verità si trova nella composizione di lettere e numeri DB890LY pensate forse di scovarla?? Si? Ma che, siete scemi?? Ah, si… ahahah allora si potete trovarla…e forse io potrei essere il primo! Ok, d’accordo che avete da gridare mi metterò in fila come tutti insieme agli altri scemi…tranquilli… Posto numero: unmiliardo, novecentosettantatremilioni,quatrocentoventunmila ed uno. Poteva andarmi peggio. Comunque. Se tutto fosse riassunto in un dialogo psichedelico e cosmico voi, adulatori di tali parole, ne cadreste forse assuefatti? No? Vero, mi scordo sempre, siete intelligenti voi altri. Ed io che leggo scrivendo, sussurrando parole voci e conigli giungendo infine alla mia cattedrale riversa pensate forse sia matto? Ma perché!!! Perché!!! Lo fossi realmente almeno…o se almeno non fossi! Ma mi trovo qui come tutti, tutti, tutti. Così giochi la parte del gioco giocante ingegnosi trabocchi e che sbocchi vermi inermi ed infermi marci tra terre corrose di rose spinose. Ma quale chi o cosa risulta pensabile se il mio potere di carta crea galanti frattaglie variopinte d’ogni oggetto inesistente nella sua esistenza impensabile? Persistente è la rima fasulla, baciata ed abbracciata. Una forma semplice per il mediocre che crede di poter essere decadente. E qui sbaglia. Uh, Uh ma guarda quanto materiale. Cosmo, laghi fittizi, umanità e matematicismo del patetismo, soprannaturalità, divinità e questo tà, forse la cosa più interessante su cui lavorare. Dio!!!! Dio crocifiggimi e sputami poi sogna e pensa come me. Almeno ci vomiteremo insieme. Ah comunque, tu che leggi, si forse sei tu l’altezzoso cane bastardo dal pensiero elevato che crede di poter essere. Bene bravo, tu sei io mi annullo ma se io non mi annullassi tu non saresti. Almeno lasciamelo pensare. Anzi l’ho scritto. E tu lo leggi. E allora? Niente. Mai niente. Mai e niente. Punto. Perdonate la ripetizione visiva.
Benvenuti, benvenuti! Oggi come ieri ed il giorno prima ancora ci troviamo tutti qui riuniti sotto il solito cielo a festeggiare l'ormai noto avvento della dea Consuetudine! "Voglia il cielo che il lettore, reso ardito e momentaneamente feroce come ciò che legge, trovi, senza perdere l’orientamento, il suo cammino scosceso e selvaggio attraverso le paludi desolate di questa pagina falsamente oscura ed avvelenata; infatti, a meno che non applichi alla lettura una logica rigorosa e una tensione intellettuale pari almeno alla sua diffidenza, le esalazioni mortali di questo scritto gli impregneranno l’anima come l’acqua lo zucchero." Ma benvenuti, scrivevamo dicendo. Nessuno non partecipa alla nostra festa. Fortunato il possessore di questo nome, che danza nella sobrietà di quest'infausta droga del nascere. Ma amici miei, nemici vostri, alzate il calice, saziatevi della liquida originalità, gettate i resti ai mastini ed il vostro ultimo piscio artistico tra l'erba vetrosa di mutevoli novità. Fate si, carissimi miei non-cari, che nel vostro curioso vivere possiate illudervi di codesto ipnotico malanno. In mezzo al niente travestito da qualcosa, ormai panorama di questo secolo numero ventidue, salutate la disillusione con il waltzer del possesso, inebriatevi dei mille profumi prodotti da un unico fiore, fate passeggiare gli insetti tra le vostre deliziose fragranze! Ed io, inodore, calpesterò inosservato le vostre piccole e patetiche sinfonie! Ronzii e passi profumati, candidi e cadenti, roseii steli putridi. Idolatratemi dico! Adulatemi! Incoronatemi vostro re. Il mio miasma sarà il sentiero per voi, o rose mie, o città mia, parlami ora che sono carico del tuo fetore, dimmi se sono il tuo re! Dimmi chi è il re più insoddisfatto del reame! Di quale reame...
Ciao. Tu chi sei? Una lampada? Cavolo, assurdo, esistono anche le lampade. Senti lampada, sai dirmi perché esisto? Io proprio non lo so. Per fare luce? Ma… ma dai, perché ti ostini a continuare a fare luce!? Sei nata per quello? Questa l’ho già sentita, si devo averlo detto qualche umano di eventuali e carine epoche passate. Eventuali e carine! Elegante e raffinato! Non trovi che siano belli come aggettivi? Non ti dicono niente? Dici che luminoso e solido sono meglio? Capirai… io? Perché esisto? Te l’ho detto non ne ho idea, vi sono molteplici sfumature sulle quali l’uomo ha lavorato per giungere ad una conclusione ed a meno che il motto “non esistono verità assolute” sia vero, non saprei. Il fatto è che lo stesso slogan può essere falso. Ma tu che sei così sicura della tua funzione come stai, come ti trovi? Capisco… sei triste vero… alla fine è divertente avere la possibilità di sperare, ma io non la so cogliere io voglio solo sapere il perché. Quando lo troverò dici che starò male? Probabile… una prigione a cielo aperto. Tu imprigionata in questa stanza io nel mondo. Siamo simili lampada mia, tu brilli io vorrei brillare. Lo sai che sei immortale? Non puoi morire tu, i tuoi atomi sono indecomponibili, al limite si consumano ma non morrai mai. Insegnami, dammi parte della tua forza ed io ti porterò nella mia cella. Non vuoi? Perché? La luce di fuori sopprimerebbe la tua luce? Quindi l’unico modo che hai per esistere è restare immortale all’interno di pochi metri, fuori la luce è troppo forte e ti spegnerebbe è… Siamo fregati entrambi all’ora, io non posso respirare nello spazio etero, tu non può emanare riverbero nella giornata, senza i tuoi cavi che ti donano la linfa. Accidenti, è proprio un bel dramma è! Ah ah ah… lo risolverò giuro, devo comprendere il perché ed il come, vi deve essere… anche se fossi un oggetto da laboratorio ed i miei creatori mi tengono monitorato… uscirò e chiederò spiegazioni. Altrimenti non mi rimane più nulla. Ciao mia lampada, ci sentiamo stasera quando la tua luce mi mostrerà il sentiero per non sbattere contro la materialità degli stessi forti atomi che ti compongono. Fino ad allora riposa.

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